30) More. I nobili sono come i fuchi.
Osservando la societ del suo tempo, More nota quanta gente 
oziosa, quanti vivono alle spalle degli altri, soprattutto dei
contadini, che sono spremuti fino all'inverosimile. Oltre ai
nobili vi sono quelli che vivono alla loro corte e che More chiama
sfaccendati.
Th. More, Utopia, I (pagina 22).

C' dunque un s gran numero di nobili, che non solo vivono in
ozio essi, a mo' di fuchi, delle fatiche altrui, degli affittuari
per esempio, e li scorticano a sangue per accrescere le proprie
rendite (questa  l'unica economia che conoscono, ma prodighi poi
sino a cadere in miseria), ma anche si trascinano attorno un
codazzo interminabile di sfaccendati, che non appresero mai l'arte
di guadagnarsi il pane. Sennonch, se avviene che il padrone se ne
va da questo mondo, ovvero se si ammalano essi, vengono
immediatamente messi alla porta, ch li mantengono pi volentieri
a non far nulla anzich malati; senza dire che spesso l'erede di
chi  morto non  pi capace l per l di mantenere ancora la
servit del padre. Ma quelli intanto son presi da una fiera fame,
se non si danno fieramente a rubare. E che altro potrebbero fare?
Quando hanno sciupato, ad andare a zonzo, il vestito e la salute,
non osano i nobili tenerli seco, cos emaciati dalle malattie e
coperti di cenci. Molti nemmeno potrebbero prenderseli i
contadini, ben sapendo che chi  stato allevato mollemente
nell'ozio e nelle delicature, avvezzo, con una scimitarra a fianco
e con uno scudo, a guardare i vicini con faccia da scioperato e
disprezzar tutti a paragone di se stesso non  per nulla adatto a
servir fedelmente a un povero, con uno zappone in mano o una
marra, per una scarsa mercede e un misero vitto.
T. Moro, Utopia, Laterza, Bari, 1982, pagina 22.

G. Zappitello, Antologia filosofica,, Quaderno secondo/1. Capitolo
Uno.
31) More. I poveri e la giustizia.
Alla ricchezza sfacciata di alcuni fa riscontro la povert di
altri. Coloro che sono espropriati di tutto trovano solo nel furto
la soluzione ai loro problemi. A questo punto interviene una
giustizia spietata, sempre pronta a punire il furto con la pena di
morte. E' necessario un modo diverso d'intendere la giustizia.
Th. More, Utopia, I ( pagina 22).

Sennonch a questa povert, a questa miserevole indigenza si
aggiunge un lusso inopportuno. Non solo chi  a servizio di
nobili, ma anche operai, ma starei per dire anche gente di
campagna, ogni classe infine, ostenta una pompa sfacciata nelle
vesti, un lusso eccessivo nel tenor di vita. Ora, bettole,
taverne, bordelli e, nuovi bordelli, spacci di vino e birrerie, e
poi tanti giochi immorali, giochi d'azzardo, carte, bossoli,
pallone, bocce, disco, non sono uno spreco di danaro? Non manda
questo per la pi breve chi vi  dedito a rubare in qualche
luogo?.
Allontanate queste varie pesti perniciose da voi, stabilite che le
fattorie e i villaggi dei contadini o siano rifatti da chi li
distrusse, o sian lasciati a chi vuol rimetterli a posto e
rifabbricarli; ponete un freno a codesti accaparramenti da parte
dei ricchi, a questa loro licenza, quasi di monopolio. Si tenga
meno gente in ozio, si rifaccia l'agricoltura, si rinnovi la
lavorazione della lana, ci sia qualche onesta occupazione in cui
possa pi utilmente esercitarsi codesta turba di sfaccendati. E'
la miseria che li ha resi ladri sinora, e quelli che intanto son
vagabondi o servi in ozio, tra breve saranno evidentemente ladri
gli uni e gli altri. Se non mettete rimedio a tali mali,  vano
vantar la giustizia esercitata a punir furti, giustizia pi
appariscente che giusta o utile. Poich, quando lasciate che
costoro siano educati molto male e i loro costumi sin dalla
giovinezza si corrompano a poco a poco, si devono punire, 
evidente, allorch, fatti uomini, commettono quelle infamie che la
loro fanciullezza annunziava... Ma che altro con ci fate, di
grazia, se non crear dei ladri per punirli voi stessi?.
Ora, sin da quando io  parlavo, quell'uomo di legge, tutto
attenzione, si era disposto intanto a tener un discorso e aveva
fissato seco di seguire quell'usanza di chi disputa, che pi che
contraddire ripete con eccessiva intelligenza, tanto buona parte
delle lodi che gli danno le ripone nella memoria.
- Egregiamente - disse - avete parlato: non c' dubbio, per esser
voi un forastiero, si sa che avrete potuto sentir qualcosa di tali
faccende, piuttosto che possederne esatta conoscenza: lo far
chiaro io, in breve. Anzitutto ricapitoler ci che avete detto,
poi mostrer in quali cose vi siete lasciato infinocchiare
dall'ignoranza delle nostre cose, in ultimo demolir, polverizer
tutti i vostri argomenti. Per cominciare dunque dal primo punto
che ho promesso, parmi che quattro...
- Non pi, - interruppe il cardinale: - mi pare che vogliate
rispondere per le lunghe, se cominciate cos. Pel momento vi
dispensiamo dal fastidio di rispondere, rinviando per il vostro
compito tale e quale al vostro prossimo incontro, che vorrei
venisse domani, se nulla impedisce voi o questo Raffaele.
Ma intanto sarei molto lieto di sentir da voi, mio caro Raffaele,
perch credete che il furto non va punito con l'estremo supplizio
e qual altra pena stabilireste voi, che sia pi vantaggiosa al
pubblico. Che si debba permetterlo, nemmeno voi lo pensate. Ma se
ora, anche attraverso la morte, tanta gente si spinge a rubare,
una volta assicurata la vita, come vorreste voi, qual paura
potrebbe esser di freno ai malvagi? Certo, dall'addolcimento della
pena si crederebbero invitati al male, come da un premio...
- Sotto ogni rispetto - risposi io - mi pare, dolcissimo padre, che
non sia assolutamente giusto toglier la vita a un uomo perch ha
tolto del danaro, se  vero che neppure con tutti i beni della
fortuna, pare, si pu far nulla che valga la vita di un uomo. Se
poi dicono che con tal pena si paga non il danaro, ma l'offesa
alla giustizia e la violazione delle leggi, in tal caso io direi
con pi ragione: summum ius, summa iniuria. Non si deve consentire
a disposizioni di leggi cos draconiane che, in ogni piccola
disubbidienza in cose di nessun conto, diano mano alla spada, n a
massime cos stoiche da considerare uguali tutti i peccati, come
se non ci fosse differenza alcuna fra uccidere un uomo o
involargli del danaro. Fra queste due cose non c' nessuna
somiglianza, nessuna parentela, se l'equit ha qualche valore. Dio
ha proibito di uccidere, e noi con tanta facilit uccidiamo per la
sottrazione di un po' di danaro? Ch, se si volesse intendere che
 vero che per ordine di Dio  stata vietata ogni facolt di
uccidere, salvo per il caso che la legge umana imponga di
uccidere, che mai si opporrebbe acciocch allo stesso modo
stabilissero gli uomini che bisogna permettere lo stupro,
l'adulterio, lo spergiuro? Giacch, avendoci tolto Iddio il
diritto di dar morte non solo agli altri ma anche a noi stessi,
ammesso il caso che, per un accordo fra gli uomini, si stabilisca
di sgozzarsi a vicenda secondo determinati princpi, e che ci
abbia tanta forza da sciogliere chi accetta detto accordo dal
vincolo di quel precetto divino, in modo da levar di mezzo, senza
alcuna eccezione da Dio prevista, quelli cui la sanzione umana
comanda di uccidere, in tal caso non avrebbe il precetto divino
forza giuridica solo in quanto lo consente il diritto umano? Cos
evidentemente accadr che allo stesso modo, in tutte le cose,
saranno gli uomini a stabilire sino a che punto convenga osservare
le prescrizioni divine. Da ultimo, la legge mosaica, per quanto
ferocemente spietata, per esser stata fatta contro schiavi e
schiavi cocciuti, punisce il furto con un'ammenda, non con la
morte. Bisogna dunque credere che Dio, nella sua nuova legge di
bont, per cui comanda qual padre a figli, non ci abbia voluto
lasciare maggior libert di infierire gli uni contro gli altri.
Son questi i motivi per cui non credo lecito uccidere. Quanto poi
sia pazzesco ed anche dannoso allo Stato punire allo stesso modo
un ladro e un omicida, non c' nessuno, credo, che non lo sappia.
Quando infatti un malandrino vedesse che, condannato per furto,
non corre minor pericolo che se fosse convinto anche di omicidio,
da questa sola riflessione si sentir spinto ad ammazzare colui,
che altrimenti avrebbe soltanto svaligiato, e ci pel fatto che
non solo, se  sorpreso, non corre maggior pericolo, ma anche che,
a uccidere, c' maggior sicurezza, maggior speranza di non esser
scoperto, una volta levato di mezzo chi poteva denunziarlo. A
questo modo, quando cerchiamo di atterrire con troppa crudelt i
ladri, li lanciamo allo sterminio dei galantuomini.
T. Moro, Utopia, Laterza, Bari, 1982, pagine 27-30.
